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Pierluigi Celli

Ci sono vite…
Ci sono vite che non basta il tempo per raccontarle; vite di “una volta” quando ogni partenza era una avventura e a stancarsi di vivere in un posto se lo poteva permettere solo chi non aveva paura.
trascorrevano queste vite, vagabonde e curiose; rose da una insoddisfazione di fondo per tutto quello che stava da un’altra parte ad aspettare e poteva svanire. Sempre più in bilico tra la soddisfazione raggiunta, da assaporare, e la voglia mai soddisfatta di provocare un mondo in estinzione. La voracità della vista accompagnava questi avventurosi, come a voler rapinare visioni e ricordi da accumulare da qualche parte, per poterli poi ruminare quando gli anni avrebbero consigliato più caute riflessioni. Cesare Borsacchi di questa residua tribù fa parte, con la precaria coscienza di una specie antropologica in estinzione…

Nicola Micieli

Un lungo viaggio ricomposto stazione dopo stazione, nei luoghi elettivi della memoria
…Disegnare e dipingere è sempre stato, per lui, un atto espressivo connaturato e necessario. Un atto equivalente alla parola. Per molti versi vorrei dirlo addirittura sostitutivo della parola. E intendo una parola intrisa di vissuto, che sintetizza e veicola una visione del mondo e una riflessione sull’uomo e sulla costellazione dei suoi bisogni e valori autentici o mistificati, compressi o liberati, non già la vana chiacchiera d’intrattenimento intorno alla fenomenologia del vuoto mentale, così in auge nel nostro tempo. A questo proposito, anzi, osserverò come Borsacchi sia parco e conciso, quasi laconico nell’espressione verbale, ma più propoenso all’ascolto partecipe che all’esibizione oratoria, e certo non gli mancherebbero gli argomenti da trattare, avendo del diseguale e variegato mosaico del mondo una conoscenza diretta e non neutra, accumulata nel corso di una vita di incontri e attraversamenti, di quelli che segnano nel profondo…

Giuseppe Cordoni

Dinnanzi all’ultima ferita dell’essere
La cifra distintiva dell’opera di Borsacchi, dunque, sta tutta in questa sua inesauribile capacità di saper rinnovare il proprio linguaggio, senza venir mai meno a quella originaria intuizione tematica che sempre ha colto fra scempio e bellezza la ragione decisiva del poprio poetare pittoricamente. Ed anche questo senso di disfacimento iconico che caratterizza la sua ultima ricerca, di certo, non ha esaurito le sue risorse espressive. Quella potenza immaginifica che in passato era legato alla signoria del disegno, viene adesso affidata invece all’immediata rilevanza cromatica, plastica e simbolica che deriva direttamente dagli effetti di un uso brut dei materiali più disparati: le mestiche dei fondi gessati a rilievo, le iute abrasate e consunte, le corde appese e intrecciate, i bucrani lucenti disossati dal sole dei deserti, un colore lavato o raggrumato, quasi che fosse anch’esso una traccia di troppo sangue inutilmente sparso…

Renzo Margonari

del viaggiare nel mondo e nel profondo
…Finalmente Borsacchi scruta nel proprio intimo e scende al subconscio, avvia un nuovo viaggio nell’immenso e sconosciuto territorio psichico. In alcune delle sue opere recenti agisce un auto analisi che lo libera temporalmente e geograficamente dai ricordi lontani ai quali restava malinconicamente soggiogato. La mutazione può apparire rilevantem ma vale la pena considerare come nei dipinti l’artista non rinunci nè alla forma del proprio stile nè all’accesa sua caratteristica del problematica del colore, nè all’impiego ideologico e sociale…Un artista è sempre vitale finchè riesce a rinnovarsi, intraprendere nuove ricerche, rifiutare la ripetizione, segnale inequivocabile, non anagrafico ma concettuale, della demotivazione e in Borsacchi è nuova l’accesso alla dimensione attrattista, raggiungendo uno sfocio al fantastico e l’idea di produrre una sequenza organicamente svolta su uno stesso tema…

Cesare Borsacchi

la conchiglia della nostra esistenza
Il mio studio è una finestra aperta sul mondo, il contenitore della mia coscienza, all’interno del quale mi impegno per esternare, attraverso l’immagine, il segno ed il colore, la mia personale denuncia. il mio girovagare per il mondo, oltre ad arricchire il mio spirito con immagini e tasselli culturali atipici e non convenzionali, mi ha clonato nell’anima il seme della solidarietà. Sentimento che rappresenta la passerella che ti permette di varcare i limiti naturali e sociali della nostra vita fortificata e di salire sulla nave universale per esplorare e capire il diverso con rispetto ed amore.

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